Erica corre sulla spiaggia, la gambe magre spingono forte contro la sabbia per non inciampare. Ha indosso le infradito dell’estate scorsa, sono rovinate e l’alluce abbronzato sporge vistosamente. E’ cresciuta tanto, ma conserva ancora l’aria insolente dei bambini, lo sguardo un po’ imbronciato.
Quando arriva sulla riva Michele è già lì ad aspettarla, tira piccoli sassi nel mare e osserva i cerchi che si formano dopo gli spruzzi. La ragazzina prende fiato, si siede e si accoccola nella sabbia ancora tiepida, nasconde i piedi e muove lentamente le dita godendosi la carezza dei granelli. Per un po’ anche lei osserva i cerchi nell’acqua, ma la sua mente già pensa alla faccia dell’amico quando gli rivelerà la sua ultima scoperta; questa volta, anche se è più piccola di qualche mese, sarà lei a stupirlo, a ricevere sguardi ammirati. Tuffa il viso tra le braccia incrociate e sorride.
Invece è il ragazzo ad iniziare, lascia cadere l’ultimo sassolino e senza che nessuno se ne accorga con voce limpida e fiera annuncia: “Alla fine dell’estate vado via, seguiamo papà quando lo trasferiscono. Te lo dicevo che questa isoletta non mi sarebbe bastata.” Non si aspetta una reazione, semplicemente, come fosse un altro dei suoi racconti fantastici, continua a parlare perchè il tutto sia più reale. Rimane in piedi e il sole scende lentamente dietro di lui.
Continua a parlare, ma Erica non ascolta più: ha visto un piccolo uccello avvicinarsi alla superficie dell’acqua, bagnare appena il becco e improvvisamente tuffarsi a capofitto alla ricerca di una preda, sparendo alla vista.
La ragazzina lo segue con lo sguardo, è sotto il pelo dell’acqua, circondata da metri di silenzio; nelle orecchie solo il rumore liquido e profondo delle ali che cercano di avanzare. Sembra affondare dolcemente. Ecco prendo questo.

Shearwater - Winged Life

Out of Tune – Mojave3

marzo 11, 2009

L’aria è calda, c’è il solito odore leggero di polvere misto a quello delle arance; forse perchè Paolo, il gestore del negozietto, ne mangia sempre tre al giorno. Ha trovato il modo di unire la sua passione per i numeri dispari con la sua nuova fissa sull’importanza della vitamina C; ha cercato di convincermi, ma continuo a preferire il cioccolato. Da qualche mese, quando faccio capolino in cerca di nuova musica o vecchi vinili rari, lo trovo a succhiare rumorosamente uno spicchio e il suo sguardo dice: “Non sai cosa ti perdi, dopo questo potrò cavalcare di nuovo le onde”. Buffo, come se un po’ di vitamina C potesse ridargli quello che il mare si è preso, come se la ginocchia potessero tornare a muoversi a tempo con l’acqua proprio quando i capelli stanno ormai diventando grigi. Paolo però ci crede e tanto basta.
Mi ha lasciato da solo per contrattare con il fornitore sul retro. Si fida Paolo, sa che se entrasse un cliente saprei ingannarlo alla perfezione, fingere di essere il proprietario e soddisfare qualsiasi richiesta. Invece oggi non entra nessuno perciò continuo a curiosare nel reparto novità.
Di solito è Paolo a guidare il mio sguardo, basta un’alzata di spalle, una piccola ruga sulla fronte e subito la mia mano si posa sull’ultimo capolavoro in circolazione. Se non sono convinto con decisione afferra il disco, finge si essere offeso, si dirige al vecchio impianto stereo dietro il bancone e inserisce il cd. Così ce ne stiamo un’oretta buona ad ascoltare musica, lui seduto sul suo piccolo scranno io sui gradini davanti alla porta, ognuno guardando oltre la vetrina il mondo che continua a passare, senza sapere che per noi ha un nuovo ritmo. In realtà non compro mai i dischi che ascoltiamo insieme.
Ogni tanto mi piace scegliere da solo: sono momenti in cui non contano i miei gusti nè i consigli degli altri, non mi pesa nemmeno più la mia ignoranza musicale. Scorro lentamente tutti i cd, leggo distrattamente le track list e i titoli, ma quello che aspetto e un’immagine che mi catturi. Ecco prendo questo.

Mojave3 - Out Of tune